Giuliano Briganti
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Cosmopolita

Cosmopolita
Anni I N. 1 25 giugno 1944

Settimanale di vita internazionale

di LAURA LAUREATI
 
Il 25 giugno 1944, esce a Roma, all’indomani della Liberazione, un foglio nuovo di otto pagine: “Cosmopolita. Settimanale di vita internazionale”. E’ innanzitutto un giornale europeista. In un’Italia dominata in quei vent’anni dal nazionalismo e dall’autarchia aprirsi al mondo è una necessità, ecco perché “Cosmopolita”. Accanto a scrittori, intellettuali e giornalisti italiani scriveranno su questo settimanale anche autori internazionali e Roma sarà città aperta. Non una rivista come era stata, tra le altre, “Primato” di Bottai, che chiude nell’agosto del 1943, ma un settimanale dove l’aspetto internazionale è essenziale. E il pensiero corre a “Primato” proprio perché alcuni dei collaboratori di questo quindicinale confluiranno nel nuovo settimanale. Su Cosmopolita si scrive di politica e di economia, si fanno inchieste sulla vita quotidiana in un durissimo dopoguerra dove l’Italia è divisa in due e Roma funge da spartiacque, ma si scrive anche di cinema, teatro, radio, letteratura, musica e arte. “Redattore responsabile” è un giovane poco più che ventenne, uno storico dell’arte prestato al giornalismo, Giuliano Briganti (Roma 1918-1992), poi professore universitario e critico d’arte del quotidiano “la Repubblica”. La sede di “Cosmopolita” è a Palazzo Lazzaroni in via de’Lucchesi, a due passi dal Palazzo del Quirinale. Accanto a Briganti un suo coetaneo, uno scrittore, Brunello Vandano, che con lui lavora assiduamente alla preparazione del giornale e scrive réportages e racconti dal primo all’ultimo numero. “Direttore” è Alessandro Morandotti, ma il suo nome compare soltanto in alcuni numeri nel secondo anno di pubblicazione, anche se, io credo, Morandotti si nasconde sotto l’epiteto de “Il Cosmopolita” e scrive in prima pagina una ventina di editoriali di carattere politico-riformista. Il nome di Alessandro Morandotti, direttore, compare invece in maniera esplicita in un suo scritto, di carattere programmatico, pubblicato sul settimanale il 29 marzo 1945. Il testo, di una mezza cartella, fa parte della serie delle interviste ai vari direttori dei giornali, stampati in quel momento a Roma, dal titolo Come faccio il mio giornale.
 
Molto grande, oggi direi fuori misura, il formato (cm 60 x 40) del settimanale che, per l’impostazione, possiamo definire vicino a “L’Europeo” (1945) e “L’Espresso” (1955). Su Cosmopolita scrive, tra gli altri, e forse non è un caso, anche il fondatore dei due settimanali: Arrigo Benedetti (1910-1978). Collabora, con alcuni scritti sul cinema, Enzo Forcella (1921-1999), giornalista poi de “la Repubblica” e de “L’Espresso”. Il foglio nasce nella Roma appena liberata dagli Alleati (4 giugno 1944) e muore il 14 marzo 1946. Due mesi dopo, il 2 giugno, il referendum sancirà, per la prima volta con il voto delle donne, la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica Italiana.
 
E’ un soffio, meno di due anni, ottantuno numeri, ma quale vita freme nei testi di quelle poche pagine stampate!! Scrivono economisti italiani, promettenti come Guido Carli (1914-1993), poi Governatore della Banca d’Italia, o già affermati professori universitari come Gino Luzzatto (1878-1964) e Giuseppe Ugo Papi (1893-1989). A proposito della Banca d’Italia è molto interessante un articolo di cronaca- dal titolo dantesco riferito a Virgilio, L’ombra sua torna, ch’era dipartita- che racconta del rimpatrio di una parte della riserva aurea della Banca stessa, trafugata dai nazisti e ritrovata in una grotta all’interno della Torre di Fortezza, nei pressi del Brennero, destinata alla Germania hitleriana e riportata invece dagli Alleati nella sua sede originaria, nel Palazzo di via Nazionale a Roma. Pubblicano i loro racconti scrittori come Moravia e Bassani. Fanno le loro prime apparizioni, come critici cinematografici, giovani quali Michelangelo Antonioni, Carlo Lizzani e Giuseppe de Santis che saranno presto noti registi, ma anche un giovane come Enzo Forcella che tratterà poi altri temi; parlano di musica compositori come Goffredo Petrassi (1904-2003) e Alfredo Casella (1883-1947). Scrivono, tra gli altri, letterati già noti come Emilio Cecchi, Anna Banti- autrice del fortunato romanzo “Artemisia”- Corrado Alvaro, Ignazio Silone, Giovanni Macchia e Mario Praz, questi ultimi due noti specialisti, rispettivamente, di letteratura francese e inglese. Accanto ai più numerosi testi letterari non mancano scritti di storici dell’arte come Roberto Longhi, Rodolfo Pallucchini, Corrado Maltese e il giovanissimo Briganti. Non posso omettere di riferire una curiosità del giornale: a partire dal luglio 1945 compare “una mezza pagina per la donna”. In quella “mezza pagina” lei, la donna, è protagonista su un settimanale politico. E’ forse la premessa di quella rapida evoluzione che porterà nel giugno 1946 le donne a votare per la prima volta in Italia?
 
Cosmopolita, come si è detto, nasce con una vocazione internazionale e per questo accanto agli autori italiani scrivono, con continuità, intellettuali europei come il compositore russo Igor Stravinskij (1892-1971)- con il testo Considerazioni sull’arte del 18 novembre 1944- gli scrittori André Gide e Klaus Mann (1906-1949), figlio di Thomas Mann, lo storico dell’arte, di origine tedesca, John (già Gustav) Rewald (1912-1994), noto specialista dell’Impressionismo e più in particolare della vita e dell’opera di Cézanne. Verranno tradotti e pubblicati, anche a puntate, romanzi e racconti come La via del ritorno di Erich Maria Remarque, illustrato dai disegni di Renato Guttuso, Odio di André Marlaux, Il mio primo amore di Isaac Babel, La voragine di William Faulkner e Montesenario di Aldous Huxley. Cosmopolita è illustrato dai tanti disegni di pittori, come Picasso e Matisse, De Chirico, Guttuso, Mafai, Tamburi, Clerici, e di disegnatori come Maccari (che firmerà le sue graffianti vignette solo dal maggio 1945), Amerigo Bartoli, Chiappelli, Sergio Tofano (creatore del “Signor Bonaventura”, personaggio del “corriere dei piccoli”), Louis Raemaekers, Roland Hettner. Tra le voci politiche, tutte antifasciste, Mario Berlinguer, avvocato e politico padre di Enrico, Luigi Sturzo e Gaetano Salvemini, storico e politico, che, accanto a Giuseppe Antonio Borgese, Arturo Toscanini, Lionello Venturi, Giorgio La Piana e Randolfo Pacciardi, firma il 12 giugno 1944 Il Manifesto degli Italiani d’America, pubblicato a New York su “Life” e soltanto 2 mesi dopo, il 19 agosto, tradotto, sul terzo numero di Cosmopolita. In quel Manifesto si levava la voce di alcuni italiani che, per disaccordo con il regime, si erano rifugiati da tempo negli Stati Uniti.
Accanto a Berlinguer, Sturzo e Salvemini collabora, con numerosi scritti (più di una diecina), un politico come Carlo Sforza (1872-1952), già Ministro degli esteri del Regno d’Italia nel 1920-21, che dal 1927 al 1943 viveva all’estero come oppositore del regime, e rientrato in Italia, fu padre della Costituente e dal 1947 Ministro degli esteri del Governo De Gasperi. Da Londra scrive Harold Nicolson, diplomatico, giornalista e membro del parlamento, più noto forse come marito della scrittrice Vita Sackville -West e padre dello storico dell’arte, specialista dei caravaggeschi, Benedict Nicolson.
 
Il 19 agosto 1944 un giovane e allora oscuro scrittore, Gino Tomajuoli, pubblica, sotto forma di racconto, un’intervista fatta due anni prima a Leida ad un famoso storico olandese, Johan Huizinga, l’autore de L’autunno del Medioevo (1919), che sarebbe morto, nel 1945, al confino dopo essere stato rinchiuso dalla Gestapo in un campo di concentramento. Tomajuoli- che faceva parte di un reggimento di fanteria tedesca, costretto alla ritirata dall’offensiva russa nella gelida steppa di Karkov- era acquartierato nei pressi di Leida e sapendo della presenza di Huizinga andò ad intervistarlo nell’aprile del 1942 e nel terzo numero di “Cosmopolita” pubblicò quel resoconto. Il testo rimarrà storico perché, come scrive Lucio Villari il 5 marzo 2004 su “la Repubblica”, sarà l’unica intervista di un italiano allo storico olandese. Villari, nel suo articolo de “la Repubblica” dedicato a Huizinga, ricorda lo scritto di Tomajuoli del 1944 e ne cita lunghissimi passaggi tratti da “un giornale di Roma appena liberata dagli Alleati”, ma non nomina Cosmopolita.
 
Ben documentata è la serie d’inchieste dedicate a Roma nei mesi successivi alla Liberazione dal titolo “Roma sotto inchiesta”. A partire dal 14 ottobre 1944 leggiamo: “con questo numero iniziamo l’inchiesta sui problemi sociali ed economici di Roma. La nostra inchiesta, che non avrà intento demagogico ma solo di chiarificazione morale e di avvicinamento spirituale dei cittadini sul piano del coraggio e della sincerità, investirà i vari campi, i diversi e spesso nascosti aspetti della vita attuale di Roma, di uno sguardo critico documentato ed imparziale...”. Gli argomenti, salvo alcune eccezioni, sono per lo più drammatici, dai riformatori agli ospedali, dall’industria ferma alla disoccupazione, dalla prostituzione alla delinquenza. Il racconto della vita delle gallerie d’arte romane è invece il tema, lieve, di una delle puntate di “Roma sotto inchiesta” dal titolo Via Margutta, scritta da Giuliano Briganti che, credo, in quell’occasione disegnò anche le vignette, non firmate, che illustrano il testo. Interessante la serie dei cosiddetti “Referendum” di Cosmopolita: inchieste su alcuni temi all’ordine del giorno, come la pena di morte (8 e 15 novembre 1945) e la “Nascita del Partito dell’Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini (8 novembre 1945).
 
Va segnalato il saggio in due puntate, 19 agosto e 21 ottobre 1944, del dottor Giovanni Dalma, primario dell’ospedale psichiatrico di Fiume, sulla malattia mentale di Adolf Hitler che era ancora vivo, morirà l’anno successivo, il 30 aprile 1945. Il primo dei due articoli ha un titolo eloquente: Referto psichiatrico su Hitler. Un pazzo al timone del mondo.
 
Un documento molto importante, anche e soprattutto per l’assoluta contemporaneità dei fatti riportati, è la relazione del viaggio (iniziato da Londra il 20 aprile 1945) e della visita di una commissione di dieci parlamentari britannici, appartenenti a diversi partiti politici, al campo di sterminio di Buchenwald, liberato dagli Alleati l’11 aprile del 1945, ma ancora abitato da molti prigionieri. La relazione a firma dei dieci parlamentari, è pubblicata, con “esclusività per l’Italia di Cosmopolita”, il 7 giugno 1945. Questi sono solo brevi cenni per tratteggiare l’aspetto speciale di questo nuovo foglio pubblicato a Roma, all’indomani della Liberazione, e oggi del tutto sconosciuto.

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